Gemella della Leica Digilux 3, rispetto alla quale costa decisamente meno, la Panasonic Lumix DMC-L1 non difetta certo di personalità. Sensore Live MOS, ottiche Leica e un design “vecchio stile” le sue caratteristiche chiave
di Paolo Pierini
Tutta un'altra reflex
La Panasonic Lumix DMC-L1, non è una macchina da mezze misure. Se ti piace, è amore a prima vista. Per quel look “tedesco” diverso dai corpi macchina un po' anonimi e tutti uguali delle reflex nipponiche. Per la possibilità di lavorare in manuale attraverso controlli “meccanici” anziché digitali, come ai tempi della pellicola. Se non ti piace, invece, probabilmente la odi. Perché la DMC-L1 costa parecchi euro in più delle reflex “consumer” targate Canon e Nikon. Perché ha solo tre punti di messa a fuoco e quanto a raffica se la passa peggio rispetto ai suoi diretti concorrenti. Ma anche per alcuni limiti che si scoprono solo usando la fotocamera.
Nonostante ciò, più d'uno potrebbe scegliere la Lumix DMC-L1 in virtù di un mix di caratteristiche che la rendono particolarmente interessante per chi fotografa “come si faceva una volta”, ossia senza le frenesie compulsive del digitale. La Panasonic, per i suoi limiti, ma anche per i suoi pregi, nelle mani giuste è perfetta per raccontare viaggi, per fare ritratti o realizzare un reportage. Ma non è la macchina ideale per chi vuole rubare un istante, fare cronaca, fotografia sportiva o per chi lavora spesso in condizioni di scarsa illuminazione. Alla sensibilità equivalente di 1.600 ISO, infatti, le prestazioni in termini di qualità dell'immagine (rumore) sono di gran lunga inferiori a quelle garantite per esempio dai CMOS che equipaggiano le reflex Canon, sotto questo aspetto un vero punto di riferimento per tutti. Questo rappresenta il difetto a nostro avviso maggiore della Lumix DMC-L1. Quando cala il sole, in pratica cala il sipario sulla L1, a meno che non si intenda utilizzare l'ottimo flash in dotazione o un modello esterno da inserire nell'apposita staffa. Nonostante la buona luminosità dell'obiettivo in dotazione (f/2.8), 800 ISO equivalenti garantiscono una buona qualità del file ma spesso non sono sufficienti per evitare il rischio di avere foto o scure o mosse o entrambe le cose insieme. A meno di non andare in giro armati di cavalletto ed evitare soggetti in movimento.
Proseguendo con i “difetti”, dopo la sensibilità ISO, tocca al sistema di messa fuoco, penalizzato più che da limiti in termini di velocità di risposta o precisione, dall'adozione di tre soli punti posizionati lunga una stessa fila passante per il centro dell'inquadratura. Si tratta di un numero insufficiente, specie se si considera che i concorrenti ne hanno almeno due in più e spesso anche il triplo. Ma non è solo una questione di “numeri”: vista la disposizione dei sensori AF, l'area su cui operare la messa a fuoco si restringe alla sola porzione centrale dell'inquadratura. Un problema cui è semplice porre rimedio in modalità scatto singolo (AFS), ma che invece diviene insormontabile quando l'autofocus è in modalità “continua” (AFC) e il soggetto da mettere a fuoco si trova “lateralmente”.
Il terzo in ordine di importanza tra i difetti della L1 è rappresentato dalle prestazioni “velocistiche” della fotocamera. Ci riferiamo alla raffica, che arriva al massimo a due fotogrammi al secondo in modalità RAW e a tre in JPG.
Per quanto riguarda il bilanciamento del colore, la Lumix ci ha invece sorpreso positivamente con un approccio conservativo che elimina il rischio di immagini troppo sature garantendo invece colori naturali e realistici. Se volete spingere il piede sull'acceleratore in tal senso è sempre possibile sia operare in post produzione, sia aumentare la saturazione nell'apposito menu della fotocamera. Note positive anche per quanto riguarda il bilanciamento automatico del bianco che difficilmente sbaglia un colpo. L'unica vera critica al lavoro svolto dal processore d'immagine, che nel complesso supera quello sviluppato da Olympus per la sua E-330, riguarda l'impostazione conservativa della livello di nitidezza (sharpening) che è utile a tenere sotto controllo il rumore ma che finisce per penalizzare l'ottima qualità dell'immagine offerta dall'obiettivo Leica.
Joint venture a tre
Dietro alla Lumix DMC-L1 c'è una specie di “patto d'acciaio” tra tre grossi nomi, Panasonic, Olympus e Leica. Se la casa tedesca fornisce il suo contributo soprattutto per quanto riguarda le ottiche, Panasonic e Olympus si occupano essenzialmente dello sviluppo del sensore e di parte dell'elettronica, condividendo spesso anche altri elementi chiave come il pentaprisma (non a caso la DMC-L1 utilizza la stessa unità della Olympus E-330). Un'alleanza strategica che ha portato benefici a tutti i suoi protagonisti e messo in difficoltà i concorrenti. Facendo convogliare nel progetto, ciascuno per la sua parte, le proprie capacità e conoscenze, è stato possibile colmare in buona parte il gap tecnico iniziale. L'utilizzo del sensore e dello standard 4:3, inoltre, ha avuto come effetto l'allargamento delle possibilità in tema di ottiche. Oltre alle lenti Leica, la Panasonic può infatti montare anche obiettivi Olympus. Anche nell'era della fotografia digitale, dunque, l'unione fa la forza.

Fascino vecchio stile
Di solito l'analisi tecnica del corpo macchina di una reflex non parla molto di design, quanto di robustezza, ergonomia e facilità d'uso. Riguardo al design vero e proprio c'è infatti poco di nuovo da dire, considerando che più o meno tutti i principali produttori adottano forme simili e le differenze riguardano al massimo il tipo e la disposizione dei comandi della macchina. Nel caso della Lumix DMC-L1 però il discorso cambia. Le forme del corpo macchina infatti, ricordano di più quelle di una fotocamera tedesca che non quelle di una giapponese. L'aspetto è squadrato, il corpo è più lungo che alto e l'obiettivo è in posizione decentrata rispetto allo chassis. Lascia un po’ perplessi, specie all'inizio, l’impugnatura stretta e la distribuzione poco bilanciata dei pesi, dovuta essenzialmente all’obiettivo. Anche in questo caso però è soprattutto questione di abitudine e dopo un po' si scatta “bene” sia in orizzontale sia in verticale, anche con una mano sola. La scelta di decentrare il mirino, infine, è infelice solo perché così facendo il naso finisce per toccare sempre il display, sporcandolo. Tranne che per le impostazioni di risoluzione, livello di compressione e formato, per scattare con la L1 non è necessario entrare nei menu. La macchina permette di regolare la cadenza dello scatto, il tipo di esposizione e la messa a fuoco agendo direttamente su leve dedicate, facili da raggiungere. In più, i due tasti personalizzabili Func. 1 e Func. 2 consentono di assegnare funzioni secondo le proprie esigenze. Così come accadeva con le vecchie reflex a pellicola, però, è sempre necessario verificare che alcune di queste leve non siano state involontariamente spostate, circostanza questa che nel corso di un mese di prova sul campo si è puntualmente verificata.

Anche il bilanciamento del bianco e la sensibilità del sensore sono accessibili mediante i due pulsanti posti a sinistra dell’LCD, mentre la selezione dei valori, visualizzati sul display, è affidata alla ghiera per metà nascosta dentro il corpo macchina.
Per quanto riguarda la modalità Live View, la fotocamera diventa più lenta, ma permette di scattare anche nei formati 3:2 e 16:9 e soprattutto di avere un’idea, in tempo reale, della profondità di campo premendo il pulsante con il relativo simbolo. Alla voce alimentazione, infine, le prestazioni della batteria in dotazione sono lontane da quelle delle migliori reflex Canon e Nikon, ma comunque sufficienti a garantire una giornata di lavoro piena senza troppi problemi. Attenti però a non esagerare con il Live View: l'utilizzo dello schermo LCD è infatti una delle attività a maggior consumo elettrico.
Professionisti sì o no?
La Panasonic Lumix DMC-L1 si posiziona nel cosiddetto mercato “prosumer” ossia in quella fascia a cavallo tra consumer e professionale cui corrispondono quasi sempre i fotoamatori, ma non solo.
Nessuno vieta infatti di farne un utilizzo diverso, anche di tipo professionale, purché si sia consapevoli dei difetti e dei pregi di questa reflex. Come per esempio la qualità delle immagini, che fino a 800 ISO è davvero molto buona, soprattutto in virtù dell'ottimo lavoro svolto dall'ottica, realizzata in Giappone da Panasonic, ma su licenza Leica. L'obiettivo in questione è una “bestia” da 72mm di diametro capace di una risposta più che buona sia a 28 che a 100mm, di un'ottima resa dei dettagli e di una valida gestione della luce anche nelle zone periferiche dell'inquadratura, i cui dettagli sono sempre nitidi e ben contrastati. La presenza di uno stabilizzatore ottico di buon livello, inoltre, viene in soccorso nei momenti più difficili, ossia quando la luce scarseggia. Il D Vario Elmarit 14-50 mm f/2,8-3,5 ASPH non solo vanta un'ottima qualità delle immagini ma è anche un’autentica delizia per chi ha nostalgia dei tempi andati. Un anello di regolazione del diaframma, parallelo a quello della messa a fuoco, ci riporta all'improvviso prima dell'era digitale, ed è un vero piacere. Così come lo è il selettore circolare dei tempi, che si trova sulla parte superiore destra del corpo macchina, e al centro del quale è collocato il pulsante dell’otturatore. Una scelta forse un po' snob, ma che alla fine piacerà parecchio a tutti coloro che non hanno smesso di rimpiangere la pellicola.
Impressioni d'uso
Contrariamente a quanto ci aspettavamo, la Panasonic Lumix DMC-L1 ci ha piacevolmente colpiti. Certo il suo costo non è tra i più competitivi, il sensore con tecnologia Live MOS fa ancora fatica a garantire prestazioni come quelle dei CMOS Canon alle alte sensibilità, ma nel complesso la DMC L1 è un'ottima macchina dotata di un obiettivo capace di immagini di ottima qualità. Per la prova abbiamo usato la macchina insieme alle EOS 30D e 5D, paragonandola però solo con la prima per ovvi motivi. Negli scatti effettuati di giorno abbiamo potuto apprezzare la già citata ottima qualità delle immagini ma anche le buone doti complessive della fotocamera che fa ottime scelte in tema di esposizione e bilanciamento del bianco. Il 28-100mm Leica in dotazione ha anche il pregio di offrire una escursione focale che ben si adatta al reportage di cronaca, così come al panorama o al ritratto, più o meno stretto. Il sistema di stabilizzazione aggiunto da Panasonic, inoltre, svolge ottimamente il suo compito.

Pollice verso invece per l'autofocus, ma per un solo motivo: tre sensori AF sono davvero troppo pochi specie se raggruppati nei pressi del centro dell'inquadratura. Peccato perché per il resto il sistema si è dimostrato preciso e abbastanza veloce. Deludente anche il Live View, non tanto per la sua lentezza, ma perché senza un LCD orientabile esso serve davvero a poco.
Alle ottime prestazioni della macchina fino a 800 ISO fanno da contraltare immagini decisamente deludenti a 1.600 ISO. La faccenda è così seria che dopo un certo numeri di tentativi abbiamo rinunciato del tutto a utilizzare la fotocamera di notte o in condizioni di scarsa illuminazione. Per quanto riguarda le impressioni sui file, sebbene siano da rimarcare le ottime scelte in tema di bilanciamento del bianco e dei colori, una certa prudenza nelle scelte in tema di sharpening, rende consigliabile l'uso dei RAW a meno di non vedere in parte persi tutti i piccoli dettagli che l'obiettivo Leica D Vario Elmarit riesce a garantire. Per quanto concerne la batteria, a chi ha intenzione di sfruttare la Lumix DMC-L1 in ambito professionale, consigliamo l'acquisto di una seconda unità di scorta. Un giorno di intenso lavoro potrebbe rivelarsi fatale. Il design “Leica”, infine, è promosso a pieni voti, sia perché alla fine risulta assai comodo da utilizzare, sia perché mantiene almeno in parte il fascino dello storico marchio tedesco. Forse anche per questo motivo abbiamo scelto spesso di passare dal colore al bianco e nero per molte delle immagini di reportage scattate con la DMC-L1. Nostalgia da pellicola? Forse.

Pro
- Corpo macchina solido e compatto dal design originale e affascinante
- Concezione classica ma tecnologia innovativa
- Ottica eccellente
- Qualità delle immagini fino a 800 ISO
- Regolazioni manuali
- Live View con anteprima profondità di campo
Contro
- Rumore eccessivo a 1.600 ISO
- Solo tre punti di messa a fuoco, tutti in posizione centrale
- LCD non orientabile
SCHEDA TECNICA
Panasonic Lumix DMC-L1
Sensore
LiveMOS; 7,5 megapixel
Formato del sensore
FourThirds (4:3); 17,3x13 mm; fattore moltiplicativo 2x
Obiettivo in dotazione
Leica D Vario-Elmarit 14-50mm F/2.8-3.5 ASPH (28-100 mm equivalente)
Fuoco e raffica
3 punti; 3 fps (JPEG), 2 fps (RAW)
Formati di registrazione
JPEG; JPEG+RAW; DPOF
Otturatore
1/4.000-60 sec; Bulb (fino a 8 minuti)
Sensibilità ISO
Auto/100/200/400/800/1.600
Supporti di memoria
SD, SDHC
Dimensioni e peso
14,6x8,7x8 cm; 530 g (corpo macchina)
Prezzo: 1.490 euro
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