Le immagini del blocco degli autotrasportatori dello scorso gennaio sono l'emblema di un'economia in crisi e di un sistema che ha smesso di produrre benessere da tempo
di Adamo Di Loreto
Italia: dal 23 Gennaio 2012 gli autotrasportatori italiani hanno avviato una intensa serrata di stop alla circolazione delle merci provocando diversi disagi a tutta la penisola. La causa della protesta, oltre l'eccesso rialzo della benzina del 54,4%, i pedaggi autostradali cresciuti del +16,7% e le assicurazioni aumentate del 40% circa, sono i costi chilometrici applicati dai committenti. In pratica ad ogni autotrasportatore, che fa lunghe percorrenze, viene corrisposta una tariffa pari a 1,20 euro/Km. A questa cifra si devono togliere le spese carburante, di media, 0,46 €/Km e le spese di gestione per ottenere un netto di 0,15 €/km.
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Avviare uno sciopero del genere, su tutto il territorio nazionale, è difficile e duro. I presidi ai caselli sono composti da autotrasportatori provenienti da tutta Italia e dall'estero. In tre giorni di fermo si è registrato un pò di tutto, anche una tragica morte ad Asti. Il paese inizia ad avvertire i primi sintomi di crisi e di assenza merci ovunque. Ma ad accusare la fatica sono gli autotrasportatori stessi, esausti e costretti a dormire e riposare nelle gabine dei camion, per poi dare i cambi ai colleghi che presidiano gli ingressi dei caselli autostradali, dove si cerca di convincere altri TIR ad aderire allo sciopero e rilasciare dichiarazioni alla stampa.
La sera per combattere l’intenso freddo di stagione si accendono i falò utilizzati anche come barbecue per cucinare la cena e pretesto per stare tutti insieme fino all'arrivo dell'alba segnato dal ritorno delle troup televisive locali e nazionali.
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