Una mano si apre rivelando sul palmo attraversato dai segni profondi lasciati dal lavoro, leggeri, minuscoli ma luminosissimi diamanti
di Ugo Panella
testo di Roberto Mutti
Quello che avrebbe potuto essere un grande dono si è invece trasformato in una maledizione per la Sierra Leone che, proprio a causa di questa ricchezza del suo sottosuolo, è diventato un paese dilaniato da una terribile guerra civile combattuta fra fazioni sanguinarie che usavano i machete per tagliare gli arti ai nemici. Come spesso succede, lʼopinione pubblica mondiale di queste vicende sa poco, anche se è paradossale che succeda in un mondo come quello in cui viviamo, dove il flusso di notizie è ininterrotto ma dove, forse per questo, tutti sanno ma nessuno davvero conosce. Questa è la ragione che spinge uomini come Ugo Panella a girare il mondo spinti dalla necessità di testimoniare una verità diversa da quella spesso edulcorata o filtrata dalla propaganda che quotidianamente ci raggiunge.
Clicca sull'immagine per vedere la gallery
Attraverso le trentacinque immagini qui presentate, il fotografo racconta piccole, importanti storie fatte di speranza, che indicano la lunga strada da percorrere per lenire le ferite dei corpi e quelle ancora più profonde che incidono gli animi. Lʼuso del bianconero permette a Panella di proporre un lavoro asciutto ed essenziale, che evita la spettacolarizzazione della sofferenza, pur non rinunciando a osservare negli occhi la realtà. Si coglie in questo reportage lʼocchio allenato del fotografo che sa dare importanza anche alla dimensione estetica delle sue immagini tutte giocate su attente composizioni. Eʼ il caso dei piani che spesso si rincorrono creando così un effetto di profondità trasformandosi in un vero e proprio invito metaforico ad indagare sulla quotidianità che si fa storia.
Le donne fotografate dallʼalto mentre lavano i panni, in una ripresa molto equilibrata, trasmettono finalmente serenità, proprio come quei bambini che giocano con le reti da pesca sulla spiaggia accanto alle barche e sembrano già proiettati in un futuro migliore.
Tagli maledetti: la mostra
Sierra Leone 2002-2012. Mostra fotografica di Ugo Panella a 10 anni dalla fine della guerra civile.
Dal 10 al 24 aprile 2012, SpazioA! (via Pollaiuolo, 3 – Milano) ospita la mostra del fotoreporter Ugo Panella.
A cura di Roberto Mutti e pensoblu, la mostra rientra nel programma del Photofestival 2012. Il 9 maggio è in programma una serata-evento sulla Sierra Leone oggi, in collaborazione con la ONG COOPI.
Attraverso 35 fotografie in bianco e nero, asciutte ed essenziali, il fotoreporter Ugo Panella racconta la Sierra Leone e le sue storie, alternando minisequenze, intensi ritratti, riprese dʼinsieme. A dieci anni dal termine di una delle più sanguinose guerre civili, la Sierra Leone guarda ora al suo futuro. Un paese in cui la ricchezza maledetta è quella dei diamanti e la guerra ha visto in azione, nel doppio ruolo di vittime e carnefici, bambini-soldato costretti a tagliare col machete braccia e gambe, perfino ai genitori. I diamanti della Sierra Leone sono i migliori amici della guerra. In una terra paradossale che ha per capitale Freetown, una città dove tutto puoi trovare, fuorché la libertà. Un retaggio storico che deriva da una delle guerre civili più cruente cui lʼAfrica abbia mai assistito e che ha lasciato dietro di sé una scia di 50.000 morti e migliaia di persone con gravissime disabilità fisiche.
Per anni, fino al 2002, violenza a fiumi e mutilazioni a colpi di machete, sono stati il cartello di “benvenuti allʼinferno di Freetown”. Violenza per diamanti. Diamanti per armi. Frotte di bambini-soldato trasformati in vittime e carnefici allo stesso tempo: distaccati attori e osservatori dellʼorrore. E quei tagli che rendono i diamanti maledetti più puri e preziosi, sul corpo dellʼuomo ne mutilano arti e anima.
Ugo Panella è stato testimone di tutto questo. Tornato dalla Sierra Leone nel 2001 con un pesante bagaglio di scatti e storie, tra le più crudeli della sua lunga esperienza di fotoreporter: “Benvenuti nel mondo disperato di chi ha perso mani, gambe, braccia, piedi. E non per distrazione, ma vittime innocenti di una realtà che nessuna guerra potrà mai spiegare. Mi aggiro nel paesaggio umano di un campo profughi alla periferia di Freetown, dove organizzazioni umanitarie costruiscono protesi e speranze.
Apro gli occhi sulla disperazione che interroga il mio essere qui, a testimoniare il dolore dimenticato. Unica giustificazione valida alla mia presenza. Uomini, donne, bambini guardano mute il mio obiettivo invadente. Nessuna parola. Fieri di aver attraversato lʼinferno, chiedono alla vita altre occasioni. Incontro Mohammed, 42 anni. Unʼesistenza difficile: lavorava immerso nellʼacqua fangosa alla ricerca dei maledetti diamanti, nella regione di Kono. Mi chiama e chiede una foto con sua figlia di dieci anni. La stringe forte a sé tra due protesi, le cui estremità di fanno tenaglie. Sei mesi prima i guerriglieri hanno fatto irruzione nel suo villaggio. Uno di loro ha preso sua figlia, le ha puntato un M19 alla testa e, buttandole un machete inmano, le ha ordinato di tagliare le braccia a suo padre.
“Vedi” mi dice “sono ancora vivo e posso ancora stringerla e vederla crescere”. La mente rifiuta parole e comprensione davanti a un tale dramma. Il silenzio è lʼunica forma di rispetto dovuta”. Storie raccontate attraverso taglienti scatti in bianco e nero. Si leggono sulla pelle e nelle relazioni tra le persone ritratte. Passano dalla disperazione alla speranza, in una sequenza che ripercorre lʼincredibile e a volte inspiegabile slancio umano alla rinascita, nonostante tutto. La serata-evento del 9 maggio, in collaborazione con la ONG COOPI, ci permetterà si scoprire e capire meglio le dinamiche di rinascita e sviluppo in atto in questo paese oggi, attraverso le testimonianze di chi ha vissuto questo paese fiero sulla sua pelle. Dal termine della Guerra Civile nel 2002, la Sierra Leone ha un tasso di crescita medio del 6% annuo, con investimenti nei settori agricoltura, minerario, infrastrutture e servizi pubblici. Nel 2009 ha infatti avviato una riforma sanitaria innovativa, ponendo le donne al centro delle politiche di sviluppo.
La mostra fotografica è aperta dal 10 al 24 aprile 2012 a Milano, SpazioA! via Pollaiuolo 3, e rientra nel programma del PhotoFestival 2012. Giunto alla sua sesta edizione, PhotoFestival è il circuito espositivo dedicato alla fotografia che per oltre un mese (3 aprile-12 maggio 2012) coinvolgerà le più importanti gallerie dʼarte e gli spazi espositivi di Milano, attraverso un percorso di mostre storiche e contemporanee che porterà la fotografia in tutta la città.
------------------------------------
Breve biografia del Fotoreporter Ugo Panella
Ugo Panella inizia la sua carriera di fotogiornalista alla fine degli anni ʻ70 documentando le guerre civili in Nicaragua, Salvador e Guatemala. Realizza numerosi reportages in Paesi del centro e del Sudamerica, Africa, Medio Oriente e sud est asiatico, che hanno riscosso successi internazionali. Grazie al suo impegno, in Bangladesh, dove le donne vengono sfigurate con lʼacido se rifiutano un corteggiatore, le leggi sono diventate severissime. Le sue immagini hanno raccontato, negli anni, lʼemarginazione e la difficoltà di tante vite negate, dando loro voce e dignità. Nel 2009, nellʼambito del Festival Sconfinando di Sarzana, riceve il premio fotogiornalistico Eugenio Montale.
------------------------------------
Informazioni mostra e serata-evento: “Tagli maledetti”
Spazio A! - Via Pollaiuolo, 3 – 20159 Milano
MM verde Garibaldi oppure tram 7
Info: T. 02 92875128 - Facebook: Spazio A
Dal 10 al 24 aprile 2012
LUN-VEN dalle 17.00 alle 20.00; SAB dalle 10.00 alle 18.00; DOM chiuso.
Serata evento in collaborazione con COOPI:
mercoledì 9 maggio, ore 19.00
c/o Spazio A! e Frida - Via Pollaiuolo, 3 – 20159 Milano
Tutte le Photogallery

a cura della redazione
Il sito della Biblioteca del Congresso ospita buona parte degli archivi della FSA: decine di migliaia di fotografia che raccontano l'America della depressione e della seconda guerra mondiale
Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso
di Giovanna Sodano
Gli accampamenti dei rifugiati Saharawi nel sud dell’Algeria sono nel deserto dei deserti. È un nulla vastissimo, circondato di nulla, dove crescono solo le pietre
di Gaia Squarci
Sahara Occidentale, 1974: la Spagna si ritira decolonizzando i territori della popolazione Sahrawi e un anno dopo, contravvenendo alle norme di autodeterminazione fissate dalle Nazioni Unite, firma un accordo segreto con Marocco e Mauritania per la spartizione dei confini
Intervista a Riccardo Venturi
Galimberti: scatti sussurrati
Paesaggio Italia
Intervista a Davide Monteleone
Intervista a Isabella Balena
Antonio Zambardino, essere giovane fotografo oggi
Camere Oscure
Intervista a Tano D'Amico
Cartoline dal fronte
Intervista ad Alberto Giuliani
Dario Coletti
Brent Stirton
Jenny Matthews
Giovanni Marrozzini
Steve McCurry
Guido Harari
Fernando Moleres
Maurizio Papucci
Alvaro Leiva
Gughi Fassino
Verso Ovest
Doisneau – Paris en Liberté
Arte Laguna 12.13
Mario Giacomelli
Holzwege
MyShot
Mare Nostrum
Musei, bambole e altre storie
Hasselblad's Mermaids - Workshop 2012
Virginia Prix: 10 000 € riservati alle donne