'Fratelli, forza e coraggio. In nome di Maria, battetevi!', è con queste parole che si dà inizio alla processione più attesa della settimana dei Riti penitenziali di Guardia Sanframondi
Il piccolo paese in provincia di Benevento, in onore dell'Assunta, ogni sette anni si riempie di fedeli, turisti e semplici curiosi per assistere a quello che l'antropologo Marino Niola ha definito 'il più grande e ultimo rito di penitenza in Occidente'. A partire dal primo lunedì successivo al 15 agosto e sino alla domenica seguente, si susseguono eventi religiosi che coinvolgono le diverse contrade del paese. Finché il sabato si apre la lastra della nicchia dove è custodita l'antica statua lignea della Madonna Assunta. La domenica è dedicata alla processione finale in cui il simulacro viene portato a spalle per le vie del paese dai cittadini che si sono proposti.
Esce tardi la Madonna, percorre i vicoli quando flagellanti e battenti si puniscono ormai già da ore. I penitenti indossano un saio bianco, uguale per tutti, e un cappuccio con due soli buchi per gli occhi, per conservare l’anonimato. La veste è aperta sul lato del petto, dove si battono incessantemente con la mano destra, che stringe una sorta di ‘spugna’ di sughero sulla quale sono conficcati trentatre piccoli aghi.
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Nella mano sinistra tengono stretto un crocefisso e un’immagine dell’Assunta. Sguardo basso, camminano con moto ondulante e al bianco dei sai presto si sovrappone il rosso del sangue che esce dalle ferite. Alti, grassi, robusti, magri, bassi o addirittura gracili sono in 1300. Si intuisce anche la presenza di donne: non si flagellano il petto con la spugna, ma percuotono le spalle con le catenelle di lamelle metalliche. Più di sette ore durante le quali l’odore acre del vino, con il quale si aspergono le ferite, misto al sudore e al sangue si fa sempre più intenso. Ogni angolo del centro storico di Guardia Sanframondi è gremito di folla fin dalle prime ore del mattino eppure non c’è una sola bancarella o un ambulante. Il paese non può approfittare di un rito tanto sentito e mal tollera anche il grande interesse della stampa, soprattutto internazionale, che già da qualche giorno ha invaso terrazze e finestre.
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La processione si muove lenta, perché anche le ore trascorse al sole di Agosto fanno parte della penitenza. Poi un boato, tutti in ginocchio: è uscita l’Assunta. Qualche minuto di silenzio prima che la processione riprenda e giunga al momento più intenso: i battenti incontrano la statua della Madonna. Il movimento delle spugne si fa sempre più intenso, in ginocchio implorano grazia e benedizione. Con questo ultimo gesto, tutto si dissolve, i battenti si dileguano e si disperdono per i vicoli, entrano nei portoni e scompaiono. Si liberano dei sai ormai rossi, si lavano e si rivestono, e in abiti borghesi si uniscono alla folla dei fedeli che riaccompagna la Madonna verso il tempio. Nessuno sa chi sono, nessuno potrebbe riconoscerli.
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