Pyramiden, uno dei due insediamenti minerari russi alle isole Svalbard, sorge ai piedi dell'omonimo monte ed è stata per quasi cinquantanni la cittadina esemplare del modello sovietico, con la sua economia non monetaria e il cibo libero. Ma era troppo costosa e poco redditizia e così nel 1998 in sole due ore fu sgomberata dei mille residenti
Tutto lì è rimasto come allora: i libri sugli scaffali, i giocattoli abbandonati, la mostra fotografica nella piazza centrale. Oggi è abitata da cinque persone: quattro uomini e una donna che serve tè freddo ai turisti. Sbarcano dalla Polar Girl sulla banchina di legno marcio una volta alla settimana per scattare qualche fotografia, controllati a vista. Oppure ci arrivano dopo oltre 70 chilometri a piedi sul permafrost, nel silenzio più assoluto.
Eppure Pyramiden, oltre il Circolo Polare Artico e mille chilometri dal Polo Nord, è destinata a risorgere. Secondo il National Snow and Ice Data Center del Colorado, infatti, nel 2040 la calotta polare artica sarà scomparsa. Diverranno così accessibili 90 miliardi di barili di petrolio, 44 miliardi di barili di gas liquefatto e mille miliardi di metri cubi di gas naturale, oltre a giacimenti di diamanti, oro, platino, nichel e altri metalli (dati del Servizio Geologico USA). Non solo. La riduzione dei ghiacci ha reso possibile già nel 2009 il passaggio a Nord Est che, attraverso il Mare di Barents, collega Amburgo a Yokohama, in Giappone, con una rotta di sole 6.900 miglia marine, contro le 11.430 necessarie passando dal canale di Suez. Le aspre e semi deserte Isole Svalbard, quindi, non sono solo al centro del Mare Glaciale Artico, ma anche di una disputa sempre più accesa tra le superpotenze energetiche. Da una parte la Nato, con la presenza della Norvegia che ha su queste isole la sovranità territoriale, dall'altra la Russia che, in base al trattato del 1920, ha il diritto dello sfruttamento delle risorse e che nel 2007 ha ratificato la propria presenza nella zona piantando una bandiera sul fondo del Mare di Barents.
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Anche il costante pattugliamento delle acque intorno alle isole da parte di sottomarini e di rompighiaccio nucleari, d'altra parte, testimonia l'intenzione di non perdere terreno nella regione. Nel settembre 2010 il presidente russo Medevdev ha anzi chiesto un passo indietro alla Nato e, sebbene dichiari che l'area non diventerà un nuovo campo di battaglia internazionale, nel "Fondamenti della Politica statale della Federazione Russa nell'Artico fino al 2020" del 2009 la Russia sottolinea la necessità di difenderla da interferenze straniere anche a costo di espellerle con la forza. La Norvegia ha risposto con una intensificazione della vigilanza dell'Artico, ma anche con una serie di azioni nel segno della cooperazione che sono sfociate nell'aprile scorso in un trattato che ha ridefinito i confini marittimi dei due paesi, a beneficio per il momento dei pescherecci che si contendono le pescose acque intorno allʼarcipelago.
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