Secondo le Nazioni Unite, in tutto il mondo ci sono oltre 100 milioni di senzatetto, cioè un essere umano su 60 non ha un alloggio adeguato.
Durante la notte, nel pieno centro storico fiorentino, nascosti da sguardi indiscreti, si riparano dal freddo con cartoni ed altri elementi rudimentali: sono i “senzatetto” di Firenze, sempre più in aumento nel capoluogo toscano.
Il nemico più grande di chi vive per strada è la solitudine: al freddo, alla fame, spesso si aggiunge la vergogna per la propria condizione
Sono persone che hanno perso casa e lavoro, per loro è bruciante la ferita degli affetti perduti ed anche di un micro-benessere che non c’è più. Molti vengono da lontano per cambiare vita, ma purtroppo spesso perdono la strada…
La solitudine, oltre che un peso, è un rischio. In strada è duro e pericoloso vivere, per questo si incontrano più uomini che donne. La parità dei sessi in strada non è una conquista, bensì un obbligo imposto dalla necessità di sopravvivere: bisogna saper vivere e difendersi come un uomo, ma la lotta è spesso impari e le donne sono di fatto svantaggiate.
“Ubriaconi, sporchi e puzzolenti, senza beni, senza identità, senza niente”…è così che di solito viene considerato chi non ha un tetto sopra la testa. Dietro a queste persone apparentemente abbruttite, traspare una realtà di dignità umiliate, di desideri inespressi e speranze disattese.
Tra i “senza dimora” l’alcolismo è molto diffuso: bere diventa quasi una necessità, accompagna un lungo e complesso percorso di emarginazione ed isolamento. Le Associazioni umanitarie presenti in ogni città, mettono a disposizione strutture per l’accoglienza dei senza dimora, dove offrono servizi di prima necessità. Spesso però, e sopratutto nella stagione invernale, queste strutture, che di per sè possono ospitare un gran numero di persone, non riescono ad accoglierne a sufficienza.
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Quelli che la gente per bene chiama “senza fissa dimora” suscitano in noi timore ed inquietudine, ma sono esseri umani che patiscono i morsi della fame proprio come noi... dunque bisogna combattere i pregiudizi legati alla povertà e denunciare i problemi derivati dalla mancanza di servizi e di adeguata assistenza. In queste persone non si spegne il desiderio di una “vita normale” ma la qualità della vita è fatta anche di un tessuto di rapporti umani, relazioni sociali, interessi ed aspettative. Dunque, non è possibile parlare di recupero senza ricostruire questo tessuto.
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