Messico, Italia, Ucraina, Australia, Armenia, India, Thailandia, Cina e Uganda. Un piccolo giro del mondo attraverso l'anteprima dei reportage del numero 40 di Witness Journal. Online tra pchi giorni
Linee di confine
La linea sottile che divide. Il confine. E' questo il tema inconsapevole di questo numero.
Il confine, quello fisico, geografico, come la frontiera tra Messico e Stati Uniti, una delle linee più calde del pianeta. Storie di uomini, donne e bambini che rischiano tutto ciò che hanno, vita compresa, per cercare di metter piede in California. Una vicenda drammatica che va in scena tutti i giorni e che Gabriele Di Mascolo ci ha raccontato attraverso un reportage che è tutto da guardare.
Il concetto di confine è ripreso anche dal servizio di Giancarlo Malandra che purtroppo ci racconta con le immagini e con le parole, quanto ormai sia lontano quell'equilibrio che garantiva ai nostri mari di essere vivi e alle reti dei nostri pescatori di essere stracolme. Un altro indicatore biologico che dà la misura del male che affligge il mediterraneo.
Borovoliany, di Valerio Contini, racconta di un altro confine, quello tra la vita e la morte, tra la salute e la malattia. Le immagini dei bambini colpiti da tumori o altre serie disfunzioni a causa degli effetti del disastro di Cernobyl, non sono solo un monito per non dimenticare, ma dopo quanto accaduto in Giappone, almeno un dato su cui riflettere.
Con il lavoro di Marco Moretti, dedicato allo spirito del surf, parliamo invece di quel confine estremo che divide la follia dalla ragione. Una sfida che si gioca con rispetto del mare stesso e della natura. Un confine che nelle immagini subacque di questo reportage diventa metafora di qualcosa di più profondo. Una dimensione sospesa tra l'azzurro del cielo e il blu profondo del mare.
La chiusura del confine con la Turchia a causa del conflitto con l'Azerbaijan per il Nagorno Karabakh è la causa dello stato surreale in cui ancora versa parte delle aree che furono colpite dal sisma del 1988. Luoghi e persone raccontate molto bene dal lavoro di Alberto Maretti.
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La storia che ci racconta Giacome Fè parla invece della linea di confine dell'emarginazione attraverso le vicende dei minatori clandestini dello Jharkhand, eredi delle tribù che un tempo abitavano queste terre ma che sono state espropriate di tutto, dignità compresa. Costretti a scavare dedali di cunicoli per estrarre clandestinamente il carbone ai margini delle miniere delle grandi compagnie nazionali, vivono ai margini di una società che continua a respingerli.
Dalla Thailandia, Roberto Trombetta racconta una storia che viaggia sul solco sottile del confine tra religione e superstizione. Le immagini del festival vegetariano di Phuket sono infatti una tradizione “religiosa” che mischia storia, leggende, sacro e profano in un'esplosione di colori, compreso quello rosso del sangue.
Parla del confine tra nuovo e vecchio, tra innovazione e tradizione, Argilla bianca il reportage realizzato da Daniele Brombal e che mette a confronto la Cina rurale, in rapida estinzione con i suoi usi e costumi, sotto la pressione di uno sviluppo economico che non si ferma di fronte a niente.
A chiudere il sommario di questo numero come di consueto un lavoro video. Si tratta di Children's Ward di Paolo Patruno. Una breve clip girata all'interno dell'ospedale pediatrico di Kabale, in Uganda che non ha bisogno di parole per dire moltissime cose.
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