Z.A.T.O., acronimo per il russo Zakrytye Administrativno-Territorial'nye Obrazovaniya (Закрытые административно-территориальные образования), sta ad indicare le “Formazioni territoriali-amministrative chiuse”, cioè gli insediamenti abitativi che in epoca sovietica avevano restrizioni per la residenza e per l’accesso.
di Matteo De Sanctis
Le prime “città chiuse” sorsero in U.R.S.S. a partire dalla fine degli anni ’40: da un lato comunità relativamente piccole con installazioni sensibili di tipo militare, industriale o scientifico (fabbriche di armi, centri di ricerca nucleare, ecc.); dall’altro città di frontiera, come ad esempio Kaliningrad, che erano chiuse per motivi di sicurezza.
Il movimento in entrata ed in uscita era proibito agli stranieri e fortemente controllato per i cittadini sovietici, che necessitavano di autorizzazioni speciali. La residenza veniva concessa solo dopo appositi controlli da parte del K.G.B.
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Paldiski, in Estonia, ha ospitato dal 1962 due reattori nucleari e un centro di addestramento per sommergibili nucleari della marina sovietica che occupavano oltre 16.000 persone, l’insediamento di questo tipo più grande dell’intera Unione Sovietica. La città fu chiusa all’esterno con recinzioni di filo spinato fino all’agosto del 1994, quando la flotta fu trasferita e la base smantellata. Oggi è un porto commerciale sul Baltico di discreta importanza, con un collegamento marittimo regolare con Kapellskär, in Svezia, e una popolazione di soli 4.000 abitanti, per il 90% russi.
Alcune installazioni militari sovietiche, come il “pentagono”, sono state abbattute, ma i caseggiati continuano ad essere abitati da una popolazione in forte calo e duramente discriminata nella “nuova Estonia” europea e post-sovietica.
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