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Danae Festival 2011

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Le immagini dei primi tre spettacoli dell'edizione 2011 del Danae Festival. Obbiettivi puntati su Cristina Rizzo, con i suoi Invisible piece e la Dance N3, ma anche su Zachary Oberzan con il suo spettacolo a metà tra la performance teatrale e quella musicale

 

a cura della Redazione

 

 

Cristina Rizzo - Invisible Piece

Partendo dal testo di Derrida “L’animale che dunque sono”, passando dalla teoria del genio, fino all’opera d’arte nell’era della sua riproducibilità tecnica, incrociando lo studio dei comportamenti animali fino a una rievocazione degli Smiths, capisco che il retroterra di Invisibile Pieces è vasto.
foto di Donato Bucella e Luigi Moro
testo di Elisa Fontana
 
Mi chiedo se abbia senso ricercarne i confini, sapendo che Cristina Rizzo non se ne dà, pur agendo secondo una metodologia di ricerca rigorosa e dettagliata. Sedute alla finestra di un castello, abbandonate ai voli pindarici dell’intelletto come due dame di compagnia, parliamo di Anna Pavlova, della sua contemporaneità, di quella sua “aderenza” alla sua stessa rappresentazione, in un tutto che, come afferma Cristina, è lì, inspiegabilmente emozionante. Cerchiamo di sondare l’inspiegabile universo del “genio”, di capire se il suo mondo è “creazione” o “permeabilità”, se prima dell’opera c’è il tutto o il nulla e in che relazione si pone l’artista rispetto a questo.
 
E se il tutto e il nulla fossero esattamente la stessa cosa? E che cosa? Forse la morte? E in che relazione ci poniamo noi, umani, con essa? È forse la percezione della morte che ci distingue dagli animali? O siamo noi umani che, con maestosa superbia, ci arroghiamo il diritto di essere i soli e gli unici a porci in una posizione meta-riflessiva?
Se dal Settecento in poi l’opera d’arte entra nel museo, oggi dove si trova?
Nel Genio ottocentesco? O nella serigrafia novecentesca?
Un genio serigrafato ha lo stesso valore di una serigrafia geniale?
È possibile mostrare il risultato e il processo che l’ha prodotto in uno stesso istante?
 
Heisenberg ha dimostrato che l’uso di uno strumento di misura diverso può invalidare il risultato. Allora non ci resta che mostrare lo strumento come risultato e stare in attesa di vedere cosa accade in chi si guarda.
L’arte di Cristina Rizzo è un’operazione a cuore aperto, un sistema operativo senza interfaccia, un corpo senza pelle, un’ombra di cui si vede la fonte della luce e l’oggetto proiettato, una visione a trecentosessanta gradi, destabilizzante, di cui si cerca di capire l’ingranaggio, restando, infine, inevitabilmente affascinati dal meccanismo che si mostra, pur nella sua misteriosa invisibilità.

Danzatrice, performer, coreografa, Cristina Rizzo vive e lavora a Firenze.
Una delle figure di punta della ricerca coreografica italiana, inizia il suo percorso a New York agli inizi degli anni Novanta. Diplomatasi presso la Martha Graham School of Contemporary Dance in  tecnica e composizione, sviluppa i propri studi avvicinandosi a tecniche post-modern presso il Cunningham Studio, la Trisha Brown Dance Company, il Mouvement Research e approfondendo inoltre il metodo Pilates e le tecniche Yoga. 
In Italia dal 1994 collabora con alcune tra le più importanti realtà artistiche della ricerca italiana, tra cui il Teatro Valdoca, Roberto Castello, il progetto Stoa di Claudia Castellucci, la compagnia MK, la compagnia Virgilio Sieni e recentemente i Santasangre.
 
Dal 2004 è coreografa ospite per la compagnia italiana di Balletto Junior BDT per il quale crea alcune coreografie tra cui La Sagra della Primavera prodotta da Reggio Emilia Danza e vincitrice del Premio ApuliArteDanza come miglior creazione coreografica del 2009. E' co-fondatrice del collettivo Kinkaleri, operando tra sperimentazioni visive e teatrali. Attualmente ha intrapreso un percorso autonomo di produzione e di sperimentazione.
 
 
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Cristina Rizzo - Dance n. 3

E' selvaggio ciò che non si riesce a rappresentare con un'immagine.
di Roberto Mignanego
 
Dance N°3 comincia con la messa in gioco solitaria della Rizzo alle prese con l'immaginazione di una partitura coreografica, con la sua scrittura e con la possibile moltiplicazione dell'interprete. Immaginare e trascrivere un pensiero di movimento, come una lenta sceneggiatura che debba essere poi tradotta e montata in un tempo e uno spazio da un altro coreografo e di cui la Rizzo sarà a sua volta e nuovamente l'interprete.
 
Dance N°3 è il frutto di uno percorso durato più di due anni nei maggiori centri di ricerca coreografica europei. Dopo aver elaborato, in collaborazione con Lucia Amara, una partitura coreografica composta da una costellazione di lemmi e immagini, questo universo aperto e problematico è divenuto oggetto di transito per tre coreografi di diverso orientamento estetico, Eszter Salamon, Michele Di Stefano, Matteo Levaggi – che lo hanno tradotto nei tre soli di Dance N°3, interpretati dalla stessa Cristina Rizzo.
 
 
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Zachary Oberzan - Your brother. Remember?

Elaborato esperimento con il concetto delle fotografie "prima e dopo", Your brother. Remember? offre un audace taglia e cuci di video casalinghi, sequenze di film hollywoodiani e performance dal vivo. 
di Roberto Mignanego 
 
Durante la loro infanzia nell'America rurale, Zachary e il fratello maggiore Gator si divertivano a parodiare i loro film preferiti, in modo particolare Kickboxer – Il nuovo guerriero, opera del genere arti marziali con Jean-Claude Van Damme, e il famigerato film di culto Le facce della morte. 
Poi passarono vent'anni. Prese le distanze dalla famiglia, Zack è tornato nella casa natale per ricreare quei film, inquadratura per inquadratura, il più precisamente possibile, ma visti attraverso una lente ventennale di logorio emotivo e fisico. 
 
La vita di uno dei due fratelli è stata un successo mentre quella dell'altro un fallimento? Qual è l'una e quale l'altra? Quanto sono diverse queste vite? La storia sarebbe potuta andare al contrario? Forse. E che curiosi paralleli esistono con la vita di Van Damme, svoltasi nell'arco degli stessi vent'anni? Che nasca in Belgio o in America, il puro e semplice desiderio d'amore dei bambini si confonde con il successo, le droghe e l'ambizione. 
I bugiardi credono alle proprie bugie e "la vita reale" si scontra con "l'arte della manipolazione". Ma con Van Damme e il famoso medico legale Dr. Francis Gröss nel loro angolo, Zack e Gator scendono per un'ultima volta sul ring per un titolo il cui obiettivo è la redenzione.
 
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Danae FestivalA cura della Redazione
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