Il trekking è una delle più importanti attività turistiche del Nepal e del Sagarmatha National Park, che copre tutta la Valle del Khumbu, da Lukla al Campo Base dell’Everest. Sono oltre 100.000 i trekkers che ogni anno vi si recano
di Veronica Lisa Crippa
Qui ci sono solo sentieri sterrati, la terra è dura, gli unici mezzi di trasporto sono le proprie gambe e le zampe degli yak. Da secoli gli abitanti sono costretti a scendere più a valle durante il freddo invernale e il periodo delle piogge monsoniche. Ma il turismo di massa degli ultimi anni ha portato un miglioramento della condizione economica di queste popolazioni, che hanno quindi progressivamente abbandonato le occupazioni tradizionali per le nuove più redditizie, soprattutto quella di portatore.
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I portatori, detti anche sherpa anche se sono perlopiù di etnia Rai, vengono infatti ingaggiati anche per i trekking di media difficoltà. L’abbigliamento inadeguato, però, fatto spesso di ciabatte di gomma e di sacchi di plastica per ripararsi della pioggia, oltre ai carichi eccessivi (anche 50 kg) li rendono esposti a incidenti in misura quattro volte superiore rispetto ai turisti. In questi casi, non avendo alcuna copertura assicurativa, non vengono soccorsi e viene loro decurtata anche una parte del salario. La paga media giornaliera è di 6 € comprensivi di vitto e alloggio e non vi è nessuna indennità nemmeno in caso di mutilazione o invalidità permanente.
La legge nepalese impone anche per i portatori un equipaggiamento adeguato, ma sono loro stessi a rinunciarvi, temendo di perdere l’ingaggio. Un tempo, venivano reclutati nei villaggi del Solu Khumbu, l’alta valle, proprio per la loro resistenza all’altitudine e per la conoscenza dei sentieri, che percorrevano da secoli commerciando con il Tibet e le valli limitrofe. Oggi questi sherpa hanno aperto agenzie per l’alpinismo a Kathmandu e si servono di portatori reclutati nella valle e pagati a giornata, sempre più spesso giovani che provengono da zone remote e senza esperienza, richiamati dalle nuove possibilità di guadagno.
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Molti, preferiscono rinunciare alla minima tutela delle agenzie e offrirsi direttamente ai turisti, accalcandosi all’uscita dell’aeroporto di Lukla, per ottenere un salario maggiore. Non ci sono dati ufficiali sul numero di portatori né sui morti, ma circa l’80% degli abitanti della valle è impiegato come potatore o in attività collegate al turismo e, delle 200 vittime dell’Everest, la metà sono sherpa. Molte terre sono state abbandonate o cedute per la realizzazione dei lodge e le coltivazioni di patate, grano saraceno e orzo sono ridotte alla sola produzione per uso famigliare. Anche l’allevamento degli yak per la produzione di latte e formaggio sta scomparendo e gli animali vengono utilizzati solo per il trasporto di materiale.
Dal momento che l’affluenza di trekkers e alpinisti non accenna a diminuire, alcune associazioni, come l’International Porter Protection Group, si stanno impegnando per far sì che i portatori si strutturino in modo professionale con associazioni e unioni di lavoratori, in modo da avere una maggiore tutela dei propri diritti.
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