Un reportage sul mondo degli anziani e di coloro che li assistono quotidianamente, un fenomeno che, con l'invecchiamento della popolazione, ha sempre maggiore rilevanza anche in Italia
di Francesco Brusoni
Una moderna casa di riposo di un piccolo paese del nord Italia è dedicata all’assistenza degli anziani non autosufficienti e al soddisfacimento delle loro necessità fisiche e psicologiche; in questo contesto diverse figure professionali si alternano quotidianamente nell’affrontare il delicato rapporto umano con i degenti e a lenire le loro sofferenze.
In particolare lo staff di animatori sociali ha come fine quello di stimolare e mantenere le funzioni cognitive delle persone ricoverate, di collaborare con i fisioterapisti per mantenerle attive, ma soprattutto di essere umanamente vicini a chi soffre a causa della propria condizione e di assistere anche coloro che purtroppo non si rendono conto della propria situazione.
Si tratta comunque di sprazzi di luce nella inevitabile penombra che accompagna spesso gli ultimi anni di vita di molte persone, soprattutto di chi non ha parenti o amici vicini.
La solitudine, in molti casi, permea la quotidianità degli anziani. Essa viene alleviata dal prodigarsi del personale della struttura, in un continuo scambio emozionale che arricchisce reciprocamente operatori e utenti.
Un mondo più vecchio Di seguito riportiamo uno stralcio del Rapporto Nazionale 2009 sulle Condizioni ed il Pensiero degli Anziani: una società diversa, realizzato su iniziativa del Ministero delle Politiche Sociali
a cura della Redazione
Aspetti demografici del fenomeno invecchiamento
Nel mondo - Se si confronta la composizione per fasce d’età nel 2008 con le previsioni al 2030, si rileverà una riduzione relativa delle nascite e un aumento della percentuale degli anziani in rapporto alla popolazione globale. Secondo le stime, gli over 60 passeranno dai circa 765,4 milioni attuali a oltre 1 miliardo e 400 milioni nel 2030, più che raddoppiando in meno di un quarto di secolo. Inoltre, è possibile rilevare, comparando il 2008 col 2030, come aumenterà l’incidenza relativa delle fasce d’età a partire dai 40-44 anni e come questa incidenza diventerà più consistente dopo i 55 anni, sfiorando un +2% tra i 60 e i 64 anni. Inoltre, per lo stesso lasso di tempo si prevede, in particolare, una crescita della percentuale relativa degli ultra 80enni (+1,2%). In Europa - L’invecchiamento demografico dell’Unione Europea è un fenomeno epocale. È previsto un aumento della popolazione dell’ UE27 da 495 milioni del 1° gennaio 2008 a 521 milioni nel 2035 e, successivamente un graduale calo a 506 milioni nel 2060. Si prevede che Il numero annuo di nascite scenderà nel periodo 2008-2060, mentre allo stesso tempo il numero annuale di decessi si prevede in aumento. La popolazione anziana nell’UE 27 sarà in continua crescita, con la quota di popolazione di età compresa tra 65 e oltre che passerà dal 17,1% del 2008 al 30,0% del 2060, e quelli di età compresa tra 80 e oltre dal 4,4% al 12,1% nel corso dello stesso periodo. La popolazione dell'UE27 diverrà la più anziana in tutto il periodo considerato, in particolare a causa della persistente bassa fertilità e ad un numero sempre maggiore di over 65. Questo processo di invecchiamento si verifica in tutti gli Stati membri.
In Italia - Il 20% della popolazione è rappresentata da individui con più di 65 anni, ma in ben 12 capoluoghi di regione, tale percentuale è ampiamente superata fino a raggiungere punte che vanno dal 26% di Venezia al 28% di Trieste.
Altro elemento significativo è rappresentato dalla percentuale della componente femminile nel contesto degli over 65. Il dato nazionale distingue i generi in 41,8% di maschi e 58,2% di femmine con un delta di 16,4% di donne in più rispetto alla componente maschile.
I cambiamenti demografici che la società italiana sta attraversando lasciano intravedere un quadro nuovo della condizione anziana per l’immediato futuro. Negli ultimi due decenni l’invecchiamento della popolazione ha registrato una accelerazione senza precedenti: in soli 17 anni (1991-2008) l'indice di vecchiaia è incrementato con la stessa intensità del trentennio 1961-1991 (rispettivamente +50,3% Vs. +53,4%).
L’aumento dell’aspettativa di vita, la riduzione della mortalità e la bassa natalità stanno lentamente ma progressivamente rivoluzionando i legami sociali e familiari. Pensiamo, per esempio, all’allungamento della catena familiare verticale (genitori, nonni, bisnonni) che vede coinvolte spesso tre o più generazioni diverse all'interno di una stessa famiglia ed alla contemporanea diminuzione dei rapporti orizzontali (fratelli, cugini).
Il welfare italiano necessita dunque di urgenti interventi per adeguarsi ai bisogni di queste nuove generazioni di anziani. Uno dei più importanti nodi da affrontare riguarda le misure per la conciliazione tra responsabilità famigliari e professionali.
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