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Progetto scuola

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Una visita nella scuola di Lokuseru, nella regione di Laikipia, alle pendici del monte Kenya, in piena africa equatoriale. Al seguito di Michael “Nick” Nichols al “lavoro” con i piccoli alunni di questa scuola “modello”
di Francesco Gorelli

 

Quando Michael “Nick” Nichols ha finito di piazzare le sue “traps”, nell'attesa di verificare l'esito della sua “caccia fotografica”, non resta mai con le mani in mano. Così anche nel quinto e ultimo giorno della nostra permanenza presso il Borana Ranch, il “campo base” dell'EOS Safari 2007, abbiamo potuto seguire Nichols in azione, questa volta però alle prese con i bambini di una scuola e non con qualche animale in pericolo d'estinzione.


Kenya Lokuseru School

La struttura di Lokuseru fa parte di una piccola rete di scuole primarie istituite grazie allo sforzo dei proprietari del Borana Ranch che da tempo hanno intrapreso un ampio programma per aiutare lo sviluppo delle popolazioni di questo angolo di africa. La famiglia Dyer-Powis stabilitasi in queste lande nel 1928, ha oggi radicalmente cambiato il proprio atteggiamento verso la natura e le popolazioni locali. Negli ultimi decenni si è infatti fatta strada una nuova filosofia, decisamente più consapevole dei problemi inerenti la protezione della fauna e della flora africana, ma anche molto più attenta ai temi dello sviluppo delle popolazioni che vivono ai piedi del monte Kenya, in massima parte Masai. Come ampiamente testimoniato all'interno del sito del Borana Ranch, attualmente sono in corso numerosi progetti, da quelli scolastici, a quelli medici, passando per quelli commerciali, ossia tesi a favorire lo sviluppo economico. Un lavoro importante, anche perché non si tratta di un caso isolato. Specie in quest'area, ma a dire il vero un po' in tutto il Kenya, sempre più spesso i “privati” sovvenzionano progetti di sviluppo o, addirittura, se ne fanno promotori in prima persona.


Kenya Lokuseru School

 

Sorrisi africani

L'impatto con i bambini della scuola di Lokusero non è stato facile. A giudicare dalla loro reazione intimidita, lo sbarco dalle jeep di una decina di uomini armati di macchine fotografiche non ha suscitato molta ilarità, anzi. Per sciogliere l'atmosfera di diffidenza, da buoni italiani ci siamo però procurati un pallone per rompere il ghiaccio, riuscendoci. Al primo calcio si è scatenata una partita festosa, un tutti contro tutti impazzito e incontrollabile che abbiamo cercato di raccontarvi con una 40D in abbinamento a un 16-35mm serie L. Un'ora di corse, spinte, ruzzoloni e risate che ha divertito tutti e che ha posto le basi per una mattinata trascorsa insieme a questi bambini, incuriositi dai loro ospiti e dal relativo corredo di attrezzature fotografiche.


Kenya Lokuseru School

 

Mr Nichols, perché?

In una pausa del lavoro di documentazione di Michael Nichols a Lokuseru abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere sulle ragioni di questo impegno. Sebbene, per esempio nel caso dei reportage eseguiti lavorando con Jane Goodall e con Mike Fay, l'uomo sia stato spesso al centro dell'obiettivo di Nichols, di solito i suoi lavori mettono al centro la natura e i temi di conservazione, tutela e salvaguardia del territorio e delle specie a rischio. A Lokuseru invece lo abbiamo visto all'opera su un terreno completamente diverso, per così dire sociale. Per questo ci è venuto spontaneo chiedergli se si trattasse di un caso o del preludio a un cambio di rotta. “In effetti, ultimato il lavoro sugli elefanti ho in mente di occuparmi di nuovi progetti legati alla salvaguardia di una specie diversa da quelle che ho fotografato in passato, l'essere umano. Naturalmente non mi riferisco agli abitanti degli Stati Uniti d'America o dell'Europa, ma a quei gruppi etnici che lottano per la propria sopravvivenza nel senso stretto del termine. Dopo una vita passata a difendere l'ambiente credo che sia arrivato il momento di spostare l'attenzione verso quegli uomini che” prosegue Nichols, “vedono minacciato il proprio futuro in funzione di interessi economici e politici. Penso per esempio ad alcune tribù di pigmei che non hanno nemmeno un'identità, un documento che ne attesti l'esistenza e cui spesso si nega qualsiasi diritto. Perfino quello di esistere.

 





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