Sono le donne i fiori di Gibuti, sono loro il colore di questo Paese, sono loro i drappeggi multicolori adagiati con sapienza antica su corpi statuari, a loro il mio omaggio.
di Carlo di Valguarnera
Sono le donne i fiori di Gibuti, sono loro il colore di questo Paese, una terra secca e polverosa dalle tinte spente. Sono le donne con i loro abiti variopinti a rompere la monotonia del paesaggio. Drappeggi multicolori adagiati con sapienza antica su corpi statuari.
Donne, mamme, nonne, bambine, sembra che lì siano sempre loro le protagoniste. Al mercato tutte le venditrici sono donne, ti sorridono dietro i loro banchi di frutta colorata, ma sempre intonata al loro vestito. Non vogliono essere fotografate, e sanno farsi rispettare, qualche ragazzina cede al fascino di posare, ma viene subito ripresa dalle più anziane, con durezza.
All’ospedale di BalBala sono le donne che accompagnano figli e mariti dal medico. Sono sedute compostamente nella sala d’attesa, tengono strette le mani dei loro bambini e li consolano con i loro sguardi carichi di rassegnata dolcezza, mentre appesi alle pareti cartelloni colorati gridano sotto voce la vergogna dell’infibulazione e delle mutilazioni genitali femminili.
All’uscita, una dietro l’altra, a testa bassa e volto coperto, passano davanti al mio obiettivo, come una sfilata di moda etnica, tornano a casa con una medicina e una parola di conforto. Nel nuovo quartiere di PK12, nella vallata occupata dalle baracche dei profughi, sono le donne ad interrompere la noia della sabbia e del cartone. Hanno perso tutto ma non il sorriso e l’eleganza dei loro modi. Per nulla intimorite si lasciano avvicinare e mostrano con orgoglio i propri bambini.
In fuga dalle guerre che corrodono tutti gli altri paesi del Corno d’Africa, vivono lì, in quel angolo di terra in bilico, ma in pace.
Anche dentro un’uniforme, a bordo di un battello della guardia costiera, le donne non perdono la loro femminilità, e pur risolute nel loro mestiere riescono a catturare gli sguardi e a farsi notare.
Cala la notte a Gibuti e le Donne sono ancora protagoniste di questa terra, diventando merce di un paese troppo piccolo per essere la porta di tutto un continente, un destino di commercio che inizia molto presto nei locali del centro, mentre l’AIDS raggiunge una diffusione elevatissima.
Sono le donne i fiori di Gibuti, a loro il mio omaggio.
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