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Bukra, insha allah

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Nel 2000 Fabio Pagani ha trascorso nello stato del Sinnar in Sudan alcune settimane per compiere una ricerca. L'esperienza professionale si è presto trasformata in esperienza umana. Ecco il suo racconto per parole e per immagini


 

Sudan di Fabio Pagani


Che vuol dire? Che vuol dire bukra insha allah? Vuol dire domani se dio vuole e questa frase esprime abbastanza pienamente il Sudan e la sua gente, consapevole delle difficoltà e degli imprevisti della vite, specie a queste latitudini in Africa.

Quando si parla del Sudan oggi si pensa soprattutto al Darfour e alla tragedia di cui spesso si parla poco nonostante la presenza di qualche coraggioso fotoreporter. Anche se il conflitto in Darfour è l'emblema delle guerre “dimenticate”, il fatto che si parli del Sudan quasi esclusivamente per questa ragione finisce con il creare un'immagine distorta di questo Paese straordinario,

Le foto della gallery risalgono all’anno 2000, e furono scattate (su pellicola) in occasione di un viaggio fatto per raccogliere i dati nell'ambito di una ricerca su alcuni aspetti socio-economici della comunità rurale di uno stato semisconosciuto in Italia come il Sinnar. Mentre professionalmente il viaggio si rivelò poco proficuo, con risultati poco significativi e non rilevanti ai fini della ricerca, da un punto di vista umano l'esperienza sudanese fu davvero eccezionale anche perché mi permise di scoprire meglio la cultura di questo popolo e le sue contraddizioni. Almeno dal nostro punto di vista.

 

Ecologia

In Sudan il riciclo dei materiali è veramente un’arte. Non succede mai che per strada si trovino dei barattoli, delle scatole o altri materiali di scarto. Viene utilizzato tutto. Per esempio quando i pneumatici non sono più utilizzabili per i mezzi di trasporto vengono tagliati in striscioline sottili e usati per cucire i sacchi di juta che contengono vari tipi di cibo (sesamo, arachidi, sorgo, ecc.). Di contro la dispersione dei sacchetti di plastica, specialmente nelle periferie delle città è un problema serio, ma siccome le cose che vanno o non vanno fatte le dice praticamente solo il corano, la gente si disinteressa della plastica con una leggerezza disarmante.

 

Città

Il concetto di città in Sudan, eccezion fatta per la capitale Khartoum, è piuttosto lontano dal nostro. Trattasi per lo più di agglomerati di capanne esattamente come eravamo abituati a vederle nei telefilm di tarzan, solo, senza la giungla intorno. Quindi, muri fatti col fango e il tetto costruito con rami di palme o simili appoggiati a raggiera. Sono le migliori case possibili. Non bisogna lavare il pavimento perché la sabbia per terra si mangia tutto lo sporco, sono fresche, e quelle rare volte che piove l’acqua non entra quasi del tutto, ma anche se ne entra un po’, poco male… si asciuga in fretta. Nel dialetto locale queste case sono chiamate “ciuffi”, un termine che però assume anche altri significati, quando si parla di “sesamo” ossia una delle colture più diffuse in Sudan.

 

Sesamo

La raccolta del sesamo è del tutto particolare. I semini del sesamo crescono in un piccolo baccello che, a maturazione avvenuta, si apre seccandosi. Quindi i raccoglitori di sesamo, per non perdere i semini devono tenere le piantine raccolte in posizione verticale. Esse sono raccolte tutte in mazzi da 20, e i mazzi appoggiati uno all’altro, come a formare una V rovesciata. Siccome i raccoglitori vengono pagati in base a quanto raccolgono, si contano i mazzi. Allora: un tot di mazzi formano un “ciuffo” e un tot di “ciuffi” formano una città. Queste sono le unità di misura della raccolta.

 

Velo

Uno dei temi più discussi è il velo che le donne da quelle parti devono portare per regola religiosa. Io ho sviluppato al riguardo una mia teoria sul campo. Forse “dissacrante” ma fondata su elementi ahimé concreti. La terza sera del mio viaggio mentre passeggiavo in un parco in una cittadina delle zone rurali, sono stato letteralmente avvolto da una nuvola di insetti. Per sventura, uno di questi, a un certo punto si è addirittura infilato nel mio orecchio. Per costruirci la tana. Dopo aver fatto visita invano a 3 ospedali la bestiaccia è deceduta nel mio orecchio, ha fatto infezione e vi risparmio il resto. Sarò anche per questo che sul velo ho un po' cambiato il mio punto di vista, così come per lo stesso motivo, due mie colleghe dal giorno successivo si sono dotate di chador mentre io acquistavo 4 metri di turbante.

 

Famiglia

I sudanesi hanno delle famiglie splendide. Dicono che se ci sono meno di 6 figli la famiglia è triste. E poi con il fatto che fuori di casa c’è questo codice religioso cosi severo, alla fine l’unico posto dove la gente cerca di stare bene è in famiglia. Per questo fanno tanti figli, non per farli andare a lavorare come da noi nel dopoguerra. E lo fanno fregandosene dei soldi. Se non ci sono pazienza, già la vita dà cosi poco. Prendiamoci almeno quello che è gratis, e poi speriamo che questo dio, che tanto chiede, un giorno qualcosa dia. Così i genitori sono amici dei figli. Le madri sono un pelo provate a una certa età ma questo è fisiologico. Però si dorme tutti assieme. In una stanza sola. Oppure, che è meglio ancora, all’aperto. Non esiste il concetto dell’avere la propria stanza, il proprio letto… Si portano all’aperto tutti i materassi e si dorme ogni sera in un letto diverso, magari abbracciati a un fratello diverso. Tutti insieme.

 

Sudan di Fabio Pagani

 


 





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