Ieri, giovedì 28 aprile, è stata inaugurata a Roma presso il Museo di Roma in Trastevere, la mostra World Press Photo 2011 che rimarrà aperta al publlico dal 29 aprile al 22 maggio.

Il Premio WPP è uno dei più importanti riconoscimenti nell'ambito del Fotogiornalismo. Ogni anno, da 54 anni, una giuria indipendente, formata da esperti internazionali, è chiamata ad esprimersi su migliaia di domande di partecipazione provenienti da tutto il mondo, inviate alla World Press Photo Foundation di Amsterdam da fotogiornalisti, agenzie, quotidiani e riviste. Tutta la produzione internazionale viene esaminata e le foto premiate che costituiscono la mostra vengono pubblictate nel libro che l'accompagna.
A Roma, quindi, si ha ora l'occasione di vedere le immagini più belle e rappresentative che, per un anno intero, hanno accompagnato, documentato e illustrato gli avvenimenti del nostro tempo sui giornali di tutto il mondo.

Quest'anno la mostra è dedicata alla memoria di Tim Hetherington, vincitore del WPP 2007, e al suo collega Chris Hondros, i due fotoreporter uccisi a Misurata lo scorso 20 aprile.

Sono stati premiati 56 fotografi di 23 diverse nazionalità. La Foto dell'anno 2010 è della sudafricana Jodie Bibier. L'immagine ritrae Bibi Aisha, una ragazza diciottenne della provincia Oruzgan in Afghanistan fuggita via dal marito violento per tornare dalla sua famiglia. Il talebano l'ha poi rapita per consegnarla alla giustizia. Una volta pronunciato il verdetto da parte di un comandante talebano, suo marito le amputava le orecchie e il naso mentre il cognato la teneva. Abbandonata in queste condizioni, Bibi è stata poi salvata e aiutata dai soldati americani. Dopo aver trascorso un breve periodo in un rifugio per donne a Kabul, è stata condotta in America, dove ha ottenuto sostegno psicologico e dove ha effettuato un'operazione di chirurgia plastica. Bibi Aisha ora vive negli Stati Uniti.

Jodi Bibier ha vinto otto volte il WPP ed è la seconda fotografa sudafricana ad essersi mai aggiudicata il premio più prestigioso, la foto dell'anno.
L'Italia continua a fare bella figura sul piano della fotografia, sono stati premiati infatti otto fotografi italiani: Riccardo Venturi (Notizie Generali), Massimo Berruti (Notizie Generali), Marco Di Lauro (Storie d'attualità), Ivo Saglietti (Storie d'attualità), Davide Monteleone (Arte e Spettacolo), Davide Tamagni (Arte e Spettacolo), Fabio Cuttica (Arte e Spettacolo), Stefano Unterthiner (Natura).
Al Museo di Roma in Trastevere abbiamo incontrato Riccardo Venturi e Davide Monteleone. Riccardo ha vinto il primo premio foto singole con un'immagine scattata subito dopo il terremoto di Haiti, ritrae una struttura di un ex mercato coloniale in fiamme all'imbrunire e un ragazzo con lo sguardo perso nel vuoto. Un'icona di quanto stava accadendo. "Su tematiche sociali come questa - dice - tendenzialmente lavoro in bianco e nero. Per quanto riguarda la morte di Tim e Chris, fare di più è difficile, ero anch'io in Libia fino a poche settimane fa e mi rendo conto che queste sono notizie drammatiche, ma non credo che si possano prevedere eventi di questo genere. Per quanto si possano prendere delle precauzioni, si deve mettere in conto il rischio".

Davide è stato premiato nella sezione Arte e Spettacolo con un secondo premio foto singole. L'immagine ritrae due modelle perfettamente a fuoco ai lati di un modello di spalle. Si tratta del backstage della prima sfilata di Valeria Marini a Milano. "Mi rendo conto che al WPP vengono premiate soprattutto immagini che ritraggono temi sociali, in realtà ci sono anche altre categorie ed è anche un caso che io sia stato premiato con questa foto quest'anno, altre volte sono stato premiato con immagini di guerra". Sui rischi del mestiere Davide è convinto che "per quanto sia difficile accettare la morte di due colleghi, che sono una grandissima perdita per questo settore, non credo che nessun fotografo si lascerà influenzare o frenare da questi episodi. Il rischio fa parte del mestiere". Sul futuro del Fotogiornalismo non crede nel multimediale, e ai giovani che vogliono intraprendere questa strada fa solo un "in bocca al lupo!" di cui, pare, ci sia un gran bisogno.

Rosa Pugliese
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