di Paola Fontana
Universalmente conosciuto come “il fotografo delle Polaroid”, Maurizio Galimberti da tempo non si considera un fotografo, laddove fotografo è colui che documenta e riproduce la realtà così come gli passa sotto gli occhi. Gli piace definirsi “pittore”, uno che utilizza la fotografia per esprimersi, per raccontare delle emozioni, permettendo che le immagini lascino sempre una porta socchiusa all’immaginazione di chi ne usufruisce. Per fare questo, scoperta la Polaroid, non l’ha più abbandonata e la ritiene un mezzo formidabile di libertà creativa. La Polaroid accompagna Galimberti lungo tutto il suo percorso evolutivo, che parte dalla singola immagine per arrivare al Mosaico Fotografico, prima di persone e poi di edifici e di architetture particolarmente simbolici di diverse città europee. Un artista in costante evoluzione, insomma, che ci lascia però un po’ perplessi davanti a un rigido rifiuto del digitale. Ecco allora che la prima domanda parte proprio da questo tema…

Maurizio, dici di non amare il digitale, tuttavia, non trovi delle analogie tra questo nuovo mezzo e la Polaroid? Dal momento che in entrambe i casi è possibile “manipolare” l’immagine, è così sbagliato pensare che il digitale rappresenti in un certo senso la versione moderna della Polaroid?
Io non amo il digitale perchè è piatto e uniforme, non è un mezzo, è un qualcosa che ti prende la mano e ti conduce dove vuole. Di analogie non ce ne sono poi così tante. Con la Polaroid si “manipola”, ma solo manualmente, mai con il computer. Da quando si scatta a quando l’immagine si solidifica passano circa due minuti e in quel breve lasso di tempo, facendo pressione con dei bastoncini di legno o con delle punte, si possono ottenere risultati incredibili. Nel caso della foto digitale, invece, si è di fronte a un processo, tutto svolto al PC, che dovrebbe portare alla “rielaborazione perfetta”, laddove non solo si è sempre portati ad “aggiungere”, ma ci si trova anche davanti a cento, mille possibilità di risultati diversi.

&nb
Tutte le interviste
Galimberti: scatti sussurrati
Un fotografo anarchico
Paesaggio Italia
Alessandro Albert, oltre il posato
Stefano Nobile, fotografo
Intervista a Adam Pretty Sports WPP 2012
Intervista a Davide Monteleone
Intervista a Alfredo Bini
L'Italia di Giovanni Marrozzini
Intervista a Riccardo Venturi
Ernesto Bazan presenta Al Campo
Stefano Dal Pozzolo, il fotografo vaticanista
Filippo Romano, il fotografo delle città
Maurizio Rebuzzini
Loris Savino
Augusto De Luca
Nuove frontiere del Fotogiornalismo - Denis Curti
Antonio Zambardino, essere giovane fotografo oggi
Intervista ad Alberto Giuliani
Intervista a Francesco Giusti
Intervista a Mario Spada
Intervista a Massimo Di Nonno
Kash, tre anni dopo il rapimento
Antonio Politano, reporter turista viaggiatore
Intervista a Giulio Di Meo
Intervista a Isabella Balena
Ernesto Bazan, il fotografo poeta
Cartoline dal fronte
Intervista a Gianluca Colla
Fotoreporter
Mathare United
Camere Oscure
Intervista a Mario Spada
Testimonianze in bianco e nero
Intervista a Francesco Cito
Porto Franco
Intervista a Alfredo Bini
Intervista a Adam Pretty Sports WPP 2012
Filippo Romano, il fotografo delle città
L'Italia di Giovanni Marrozzini
Superbike show
Sodò
American history
SWPA 2013, i vincitori
Progetto Jazz
Pig Iron
Carnevale all'arancia
Spring Cup 2013
Una vita oltre il Mediterraneo
Cavalcata sarda
Chris Keulen
Marco del Prà
Kash
Christoph Otto
Stephan Elleringmann
Lorena Ros
Jessica Dimmock
Alfredo d'Amato
Munem Wasif
Mario Tama
Verso Ovest
Doisneau – Paris en Liberté
Arte Laguna 12.13
Mario Giacomelli
Holzwege
MyShot
Mare Nostrum
Musei, bambole e altre storie
Hasselblad's Mermaids - Workshop 2012
Virginia Prix: 10 000 € riservati alle donne