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P H O T O * M O V E M E N T   

Intervista

Maurizio Rebuzzini

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Hai qualche aneddoto particolare?
C’è una storia a cui tengo molto è quando in occasione di un invito a New York di Popular Photography, allora rivista mito con più di un milione di copie di venduto, Ed Mayers mi presenta Eddie Adams, l'autore della foto del generale Nguyen Ngoc Loan, colto mentre spara a bruciapelo nel cranio di un vietcong. Qui stà a mio parere il senso della fotografia, quello che determina una fotografia come epocale. Tra il 1999 e il 2000 sono uscite centinaia di foto, in decine di pubblicazioni spacciate per epocali, ma ce ne sono poche in realtà; ad esempio la foto di Martin Luther King che parla davanti ad una folla immensa è la foto di un momento di un'epoca, o quella che ritrae la bambina che scappa ustionata dal napalm di Nic Kut. Sono immagini di fatti, non sono solo foto, sono immagini che sconvolgono e cambiano la gente, diventando a tutti gli effetti icone dell'epoca. Pensate che Adams credeva che quella foto avrebbe aiutato gli americani a vincere la guerra invece fu un'icona che in parte catalizzò la fine di quell'intervento: quella foto ricordava troppo i linciaggi dei neri e non comunicava le motivazioni, e queste hanno influito sulla morale, sull?etica e sulle scelte individuali di migliaia di persone.
 
 
 
 
Maurizio Rebuzzini - FotoUp
 Polaroid Model 95 MR
 
 

Tu insegni all'università: cosa ne pensi dela formazione fotografica in Italia?
Io insegno Storia della fotografia nell’ambito del Corso di laurea in Lettere e Filosofia e devo dire con una partecipazione sempre maggiore di studenti. Forse è perché sono buono agli esami ma spero invece che sia dovuto al fatto che il corso è interessante; non è un corso cronologico ma piuttosto un vivere la fotografia oggi, un vivere la nostra storia con e attraverso le immagini. La fotografia è l’autentico linguaggio del novecento, un linguaggio che ha influito e determinato alcune forme di socialità e a volte indirizzato le scelte di stesse di società intere.
Quindi non ho un'esperienza diretta della formazione alla fotografia, ma ho la sensazione che la formazione accademica sia molto debole sia nel pubblico che nel privato, mentre leggendo le biografie, i grandi stranieri hanno sempre una formazione di base. Nachtwey ha una formazione di base, ma chi sarebbe preposto a darla in Italia? L'unica cosa che voglio dire rispetto alla formazione universitaria è però il rispetto che si deve dare ai giovani, difendendoli dalle loro ingenuità e indirizzandoli nel modo corretto; in Italia manca la serenità per trasmettere ad altri qualche cosa, mi sembra un paese molto accidioso. L'Italia è una nazione parziale per vocazione, è un paese da derby dove si ha sempre bisogno della contrapposizione, e così anche nella fotografia: grandangolare contro tele, bianco e nero contro colore e oggi digitale contro pellicola, ma la fotografia è un linguaggio espressivo, il supporto è secondario.
 
 
 
 
 
Maurizio Rebuzzini - FotoUp
 
 


La fotografia è fatta di passaggi tecnici: cosa ne pensi di quello dalla pellicola al digitale?

In realtà la fotografia è un linguaggio espressivo piuttosto che visivo o rappresentativo, il supporto dove si raccoglie la propria imbecillità è quindi secondario. I supporti sono determinati dalle infrastrutture proprie di una data società e di un dato momento storico, sono dati appunto. Mentre in Italia il passaggio da pellicola a digitale ha determinato allarmismi perché è stato preso in modo assoluto, integralista, ed ecco perché il digitale ha fatto perdere in parte la grammatica delle immagini a queste generazioni di fotografi, perché di un linguaggio stiamo parlando con le sue regole e i suoi condizionamenti e non tutto ciò che può esprimere è mediabile attraverso passaggi “automatici” e “inconsci”.

Il problema del digitale è che comunque è e rimane una infrastruttura; il digitale esiste perché il mondo è quello che oggi è, i media e i mezzi di comunicazione utilizzano questa forma, esistono materialmente Sky e gli smartphone, e questo ha messo in crisi molte cose che si davano per assodate e con questo quindi dobbiamo fare i conti.




Maurizio Rebuzzini - FotoUp


Leica UR MR 27


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